Avevamo già trattato tempo fa la questione del "tè rosso", ma oggi riapriamo quel capitolo solo per segnalare una curiosità.
In quel post segnalavamo come Twinings utilizzasse il termine "tè rosso" per indicare il tè "pu-erh" (vedi immagine sopra), un tè fermentato, tradizionale della regione cinese dello Yunnan.
Dalla immissione di quel tè sul mercato italiano, molti negozianti di tè cominciarono a definire il te pu'er come "tè rosso".
Ovviamente ciò non è corretto. Eppure, nonostante la nostra intensa attività culturale e didattica, nulla abbiamo potuto contro la forza comunicativa e persuasiva di una potente multinazionale come Twinings.
Ma oggi, a distanza di alcuni anni, la cosa curiosa, che ci fa riaprire la questione, è l'immagine sottostante. Osservatela attentamente.
Sempre Twinings, sempre tè rosso, ma questa volta il tè rosso è diventato per magia "Rooibos" (il Rooibos, o Roibos, è una bevanda ricavata dalle foglie di una pianta omonima che cresce in Sud Africa. Il Roibos non deriva dalla Pianta del Tè).
Ovviamente questa confezione non è destinata al mercato italiano, ma il confronto è utile per far capire come la nostra cultura sul tè non possa passare attraverso la lettura delle etichette dei prodotti sugli scaffali, sopratutto se siamo degli operatori del settore.
Le due confezioni sono destinate a due mercati diversi, e chi ha studiato le confezioni, l'ha fatto tenendo conto, non certo delle aspettative di ADeMaThè, ma delle esigenze dei mercati a cui i due prodotti erano destinati.
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